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Psicoterapia e altre strategie terapeutiche per le fobie

Fobie Psicoterapia. Fobie Trattamenti delle FobieLa persona mantiene un buon rapporto con la realtà e funzionamento dell’io. Infatti il soggetto è consapevole dell’irragionevole ansia verso la situazione o oggetto temuto, ma non riesce a controllarla. Per ciò può essere indicata una terapia prevalentemente espressiva, in quanto la persona è in grado di sviluppare una certa consapevolezza delle proprie problematiche e rielaborarle.


 

 

Gli interventi largamente utilizzati in letteratura sono: l’approccio psicodinamico e l’approccio cognitivo-comportamentale.


L’obiettivo dell’approccio psicodinamico è quello di rielaborare i termini del conflitto rappresentato simbolicamente dall’oggetto temuto. Si tenta di individuare e favorire l’elaborazione delle pulsioni in accettate che determinano lo stato conflittuale. Si cerca inoltre di “riparare” gli oggetti temuti favorendo l’interiorizzazione di un oggetto buono sufficientemente contenitivo.

Alcuni pazienti sono particolarmente restii al trattamento in quanto temono ogni situazione nella quale potrebbero essere giudicati o criticati. Poiché il setting terapeutico è considerata una situazione di questo tipo, la paura transferale di essere umiliati o giudicati può portare i pazienti a saltare frequentemente gli appuntamenti o a interrompere del tutto la terapia.
Infatti, a causa dell’alta percentuale di comorbità del disturbo, a volte la fobia sociale può essere scoperta soltanto quando un paziente cerca aiuto per altre ragioni. L’imbarazzo e la vergogna sono gli stati affettivi predominanti e il terapeuta che si sintonizza con questi affetti può avere una migliore possibilità di formare un’alleanza terapeutica. Esplorare le fantasie sulle modalità con cui il terapeuta e gli altri potrebbero reagire aiuterà questi pazienti anche a cominciare a rendersi conto che le loro percezioni su come gli altri si pongono nei loro confronti potrebbero essere diverse da ciò che gli altri di fatto provano per la loro. La resistenza alla terapia dovrebbe essere affrontata con decisione, poiché in assenza di trattamento questi pazienti spesso evitano la scuola o il lavoro. (Schneier et al., 1992).
Anche le ramificazioni interpersonali delle fobie traggono frequentemente beneficio da un approccio psicodinamico. Essendo per lo più confinati in casa, gli individui gravemente agorafobici hanno spesso bisogno di una persona che si prenda cura di loro, come un coniuge o un genitore.
Una comprensione psicodinamica del contesto interpersonale di una fobia può pertanto essere cruciale nell’affrontare le resistenze ai trattamenti convenzionali come la desensibilizzazione comportamentale e i farmaci.

L’esposizione all’oggetto temuto è il trattamento predominante dell’approccio cognitivo-comportamentale. La desensibilizzazione sistematica è stato il primo metodo largamente utilizzato per il trattamento delle fobie (Wolpe, 1958); esso implica l’addestramento del paziente ad acquisire la capacità di rilassarsi di fronte all’oggetto temuto. L’esposizione è efficace sia per la fobia sociale che specifica.
Nell’approccio cognitivo-comportamentale le risposte comportamentali ed emotive dipendono dal significato attribuito allo stimolo temuto. L’ottica cognitiva si focalizza sull’individuazione dei pensieri disfunzionali, irrazionali e sulla loro messa in discussione e la sostituzione con pensieri razionali e funzionali.
Dagli studi condotti sull’efficacia degli approcci cognitivi-comportamentali è emerso che la combinazione di terapie cognitive con l’esposizione, danno risultati più positivi (Antony e Barlow, 2004).


A cura di Adriano Legacci e di Cristina Zanella