Che cosa sono i disturbi fobici Fobie. Cosa sono

Fobie. Che cosa sono?

fobie
Scritto da Adriano Legacci

Le fobie. Che cosa sono?

Fobie. “Da piccolo sognavo sempre i mostri. E anche ora, da adulto, ogni tanto, mi capita,
ma non riesco più a fregarli”.
(Ammaniti, Io non ho paura)

 

Fobie o paure? La paura è un’emozione strana.

Da un lato rappresenta un segnale indispensabile per la vita stessa; dall’altro è di per sé un segnale così sgradevole che qualche volta può suscitare ulteriore paura. Così, ad esempio, si può avere paura della paura o ci si può vergognare di mostrare la propria paura, pensando di essere considerati piccoli, fragili, inadeguati.

Può essere utile partire dalla constatazione che la paura è un sentimento molto comune, ma non per questo univoco: essa infatti, come tutti i sentimenti umani, può manifestarsi con gradazioni e pesi differenti.

Talvolta, può diventare molto ingombrante, tanto da invadere i pensieri e condizionare – in maniera più o meno consistente – la vita di una persona. È questo il caso delle fobie, che – tra i disturbi d’ansia – sono di gran lunga i più diffusi.

Fobie. 3 diverse categorie

Le fobie vengono generalmente suddivise in 3 categorie:

  • Agorafobia (paura di attraversare un largo spazio aperto o di allontanarsi da un punto di riferimento stabile)
  • Fobie specifiche (collegate ad oggetti o situazioni specifiche)
  • Fobie sociali (paura di entrare in relazione con gli altri e/o di esporsi in pubblico).

Sono stati coniati, poi, innumerevoli termini per indicare i diversi tipi di fobie.

Ad esempio, nel vasto campo delle fobie, si parla di:

  • “aracnofobia” per indicare la paura dei ragni
  • ereutofobia” per la paura di arrossire
  • acrofobia” per la paura dell’altezza,
  • ematofobia” per la paura del sangue
  • tanatofobia” per la paura della morte.

Ma che cosa sono le fobie? Perché sono sorte? Da dove arrivano?
E perché non se ne vanno?

fobie
Le fobie rappresentano delle paure marcate e persistenti, eccessive o irragionevoli, che segnalano come pericoloso un oggetto o una situazione che in realtà non costituisce una minaccia vera per l’incolumità della persona (per esempio, ricevere un’iniezione, volare, il contatto o anche solo la vista di certi animali).

Da questo oggetto o situazione specifici ci si difende proprio come di fronte ad un pericolo reale.

Nelle fobie, dunque, la paura si organizza attorno ad eventi o oggetti particolari e non è controllabile se non rifuggendo ad essi, mediante strategie di evitamento. Infatti, l’incontro o anche il solo pensiero di poter incontrare l’oggetto e la situazione temuta provocano nella persona una risposta ansiosa immediata, che talvolta può sfociare in un attacco di panico. Nella maggior parte dei casi la persona si rende conto che il suo terrore è esagerato o immotivato, ma tale consapevolezza non è sufficiente a “scacciar via” le fobie.

Le fobie sono insistenti: non sentono ragioni.

E, in effetti, non è nel mondo della ragione che si può trovare quel terreno fertile che consente di comprendere meglio le fobie. Può essere più fecondo, invece, rivolgere lo sguardo al mondo interiore, il quale segue “logiche” differenti e strettamente soggettive.

Le fobie, infatti, ci conducono a prestare attenzione a quel mondo personale e intimamente soggettivo che abita ognuno di noi.

Possiamo immaginare questo “mondo soggettivo” come una specie di luogo interiore, che accoglie tutte le nostre esperienze più intime: le emozioni, i pensieri, le fantasie, i desideri, anche le paure. In questo luogo interno, le paure possono talvolta diventare ingombranti, proprio come certi pesanti fardelli difficili da reggere da soli…

Per alleggerire il nostro mondo interiore, possiamo allora cercare di “liberarci” di questa pesante paura interna, “depositandola” su un oggetto esterno che può sostenere il peso al posto nostro. Ecco, in termini molto semplici, il nascere di una fobia.

L’oggetto temuto (ad es. il ragno) diventa la rappresentazione condensata di altre paure ben più profonde e complesse.

Tutta questa operazione può compiersi perché, in quanto esseri umani, abbiamo la capacità di costruire dei simboli, con i quali possiamo in un certo senso “giocare” con i significati delle cose e delle nostre stesse emozioni. Non sempre naturalmente siamo consapevoli di queste complesse operazioni che avvengono dentro di noi.

Da questo punto di vista, la fobia rappresenta una specie di “soluzione di compromesso”: uno scendere a patti con qualcosa che, fin che resta dentro di noi, genera un qualche conflitto doloroso. Certo, i compromessi non soddisfano mai del tutto:  la paura – seppur trasferita altrove (in un oggetto o in una situazione) – è ancora lì, a segnalare la sua esistenza… ma anche a domandare – con insistenza – di “essere compresa” con uno sguardo diverso.

Fobie. Come affrontarle

Affrontare la paura  non significa negarla né tanto meno sfidarla, bensì “incontrarla” per conoscerla meglio, muniti di un buon equipaggiamento… e spesso di un “compagno fidato”.

Sono numerosi i casi di persone che hanno tratto benefici duraturi da interventi psicoterapeutici. Tali benefici risultano associati alla peculiarità del trattamento, che si rivolge all’esplorazione e alla comprensione del mondo interno.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI PER LE FOBIE

Convertini A. (2007). I disturbi d’ansia. In M. Morello (a cura di). Prendersi cura. Il corpo e la mente parlano al medico di famiglia. Borla, Roma.
Gabbard G.O. (2000). Psichiatria Psicodinamica. Tr.it. Cortina, Milano, 2002.
Zancanella L. (2012). Chi ha paura del bambino cattivo? Alle origini delle fobie infantili. Prefazione di Antonio Alberto Semi. Foschi, Forlì.

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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